1 luglio 2016. - In tale data la Congregazione delle Cause dei Santi ha emesso il Decreto di Validità della Causa di beatificazione del Servo di Dio Raffaele Gentile. Ora si passa alla costruzione della Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis
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giovedì 11 luglio 2013

21. L’ESSERE CITTADINO di RAFFAELE GENTILE (la Civitas)






La presa di coscienza politica dei cattolici catanzaresi si manifesta il 7 dicembre 1943 con la costituzione del comitato provinciale DC e il 25 con la stampa del giornale “L’Idea cristiana” affidato a Raffaele Gentile come vice direttore ma che appare sul foglio redattore responsabile e connotato dall’editoriale di Antonio Lombardi che richiama l’espressione di Pio XII della precedente ricorrenza: “Voi, voi volontari crociati di una nuova società, alzate il labaro della rigenerazione morale e cristiana, dichiarate lotta alle tenebre della defezione da Dio”.

     Altri scritti sono di mons. Pietro Fragola, del sac. Domenico Vero e dei laici Renato Leonetti e – naturalmente - da Raffaele Gentile che inizia il suo pezzo citando Lattanzio –maestro del figlio di Costantino -: “Sapienza e religione non possono essere divise” (in Divinae Instituziones). Debbo precisare che il giornale appare con il primo numero il 25 dicembre mentre il Procuratore Generale  emetterà il “riconoscimento” il 14 gennaio 1944.
     L’editoriale reca nel II numero il titolo significativo “Rivoluzione sociale” in cui si prende atto del crollo di “una società vissuta sinora sulle disuguaglianze e i principi”. Nei successivi numeri colgo testi di risonanza nazionale ma anche ampia cronaca locale riguardante eventi, polemiche, episodi di fervorosa attività di organismi cattolici (formazione della FUCI, sorgere di sezioni DC in provincia, ecc.) e vari articoli sui problemi sociali che documentano la puntuale laboriosità del redattore Gentile che nel maggio 1944 mette bene in evidenza l’emanazione di un concorso a premi riservato ai giovani sul tema: “Cristianesimo e giustizia sociale”.
     Grande rilievo viene dato ai documenti pubblici. La dedizione assidua e la capacità singolare del Gentile sono così riconosciute ed apprezzate tanto che nell’aprile 1944 è nominato redattore responsabile e nel luglio 1944 vicedirettore!
            Il 10 giugno il giornale era uscito con l’indicazione di vice direttore riconoscendo così le sue doti e capacità. Il Comitato provinciale si era espresso con un voto di plauso dando merito alle “sue benemerenze egli che è pulsore fervente ed il continuatore dinamico del foglio democristiano che s’impone oggi alla compiciazione di tutti i benpensanti”.
            L’apprezzamento è consacrato anche dall’elevato numero di lettori abbonati.
     Completezza d’informazioni mi spinge a mettere in evidenza che in quegli anni ruggenti appena aperti alla libertà e alla democrazia e privi di risorse tecnologiche altre forze politiche entrano vivacemente nell’agone giornalistico. Ricordo la Voce del popolo (Pci), L’ora socialista, La Nuova Calabria, vicina ad ambienti borghesi – la coalizione antifascista organata nel CNL talvolta mostrava forti fibrillazioni per l’insorgenza da parte della sinistra di fratture e divergenza – L’Idea Cristiana (25.XI.’44) in queste congiunture poneva in evidenza l’opportunità di concordia operativa finalizzata all’imponente opera di ricostruzione richiamando così la necessità di solidarietà di tutte le forze e non mancò di richiamare la realtà del disastro: 5 milioni di vani distrutti, il 30% delle strade non praticabili, 13 mila ponti e l’80% di binari distrutti, 90% del tonnellaggio della marina mercantile affondato, 90% di automezzi inservibili,un milione di ettari di terra deprivato dalla produttività.
      L’inserimento di don Caporale nel corpo redazionale è giustamente indicativo del rafforzamento anche ideologico della DC e della aggregazione di numerose sezioni del PSA registrata tra il 13 ed il 28 settembre. Ne do conto perché sinora nessuno ne aveva fatto grato cenno: Nicotera, Pizzo, Ioppolo, Badolato, Gasperina, Cortale, Soveria Simeri, S. Andrea Ap.
      L’assetto redazionale venne ancora modificato con il ripristino di Gentile alla posizione di vice direttore sino al 19 giugno data in cui chiese di essere esonerato per motivi di studio.
            La graduale incidenza di L’Idea Cristiana determinò varie polemiche promosse dalla sinistra. Esempio la Voce del Popolo (31 gennaio 1944) replica a Mons. Fragola che aveva sostenuto sul giornale cattolico la incompatibilità di essere insieme cristiani e comunisti (allora leninisti – stalinisti ) sostenendo che i preti erano mangiacomunisti e seguaci di Torquemada. Altre polemiche analoghe ma con un certo riguardo si erano avute su don Caporale (28-XI-’43). In quegli anni il giornale comunista era firmato e animato da Francesco Maruca che qualche tempo dopo lasciò il PCI per fondare un partito di estrema sinistra rivoluzionaria.
      L’11 ottobre 1944 grande risalto è dato alla fusione del Partito Sociale Agrario e don Caporale chiamato a fare parte della redazione nel numero successivo inizia la sua collaborazione al giornale come condirettore ma non è accolta la sua proposta di cambiare la testata in “L’Idea sociale” con la Democrazia Cristiana avendo riscontrato identità dei programmi e delle finalità.
      Registro la proposta di Renato Leonetti (sarà Delegato prov.le dei Gruppi giovanili) per l’istituzione a Catanzaro di un’Università degli Studi.
      Non deve apparire extra – vagante il risalto dato dal giornale alla pronunzia del CLN che astenuti i comunisti e assenti i socialisti esprime compiacimento per le leggi a favore dei lavoratori agricoli, e nel contempo si sconsigliano occupazioni della terra provocando agitazioni ed illegalità.
      Nelle elezioni amministrative del 1946 è eletta la prima Amministrazione Comunale a maggioranza DC e certamente per questa affermazione non è stato estraneo il ruolo e la visibilità dell’impostazione cattolica di “L’Idea Cristiana”. Così a Correale Santacroce commissario nominato dall’Amgot subentra per volontà del popolo Vincenzo Turco.
      La tristissima morte del giovane fratello Aristide in circostanze dolorose si ripercosse su Raffaele Gentile tanto che rinchiuso in se stesso si sospese dall’oberante incarico di Vice direttore del giornale.
      Poco dopo L’Idea Cristiana chiuse il suo ciclo e si aprì una nuova fase di presenza con la testata, Il Popolo d’oggi (non nuova alla stampa cattolica calabrese) diretta in ideale prosecuzione da V. G. Galati che diede più ampio spazio ai problemi culturali e resoconti di eventi nazionali: fra i collaboratori ebbe anche Antonio Piromalli. Purtroppo il nuovo giornale nei suoi primissimi numeri ebbe mesta dedicazione alla scomparsa di Renato Leonetti certamente giovane di profonda fede, di elevate qualità morali e di passione civica e sociale. Purtroppo il suo percorso in mezzo a noi è stato breve. Ci consola il detto latino Vita mutatur, non tollitur – senza latino e da cristiano dico: Leonetti è invisibile ma non assente.
      Sulla sua scomparsa trovo scritti di uno sceltissimo gruppo di estimatori: Ninetta Petrone, don Pietro Fragola, don Luigi Costanzo, Filippo Vecchio, don Francesco Caporale, Francesco Abiusi e la stampa locale. Il cattolicesimo sociale aveva perso una risorsa non fungibile.
             Nel chiudere questa parte sottolineo che il respiro del Popolo d’oggi fu ampio e alto ed anche oneroso per Gentile stante l’assidua ed impegnativa presenza di Galati a Roma.
      Con breve ma significativa digressione è utile porre in evidenza – come già in una lontana mia monografia (La DC in Calabria, Cinque Lune 1975) la piena e completa adesione della DC catanzarese alla linea Sturzo sottolineata ed incoraggiata da due lettere da intendere come messaggi del Prete di Caltagirone e pertanto resa pubbliche. Nella prima indica e auspica lo sviluppo dell’agricoltura e dell’industria nel quadro di un piano regionale da inserire nel contesto nazionale per rilevare i benefici che la Calabria avrebbe potuto dare al Paese.
      Nella seconda mette in rilievo che i calabresi nulla hanno domandato “ma tutto dato” ed augura che i democristiani calabresi diano un contributo di “seria preparazione e di fervida attività”. Proseguendo ricorda i tanti interventi per la costruzione d’infrastrutture ed opere pubbliche ed esorta a battere l’analfabetismo e alla formazione dei giovani alla professione agraria e tecnica. L’Idea Cristiana riporta la seconda lettera con grande evidenza.
      Rivedo Raffaele Gentile vivace oratore in un’assemblea democristiana del 1948 per perorare con trasporto di fede la necessità di un forte impegno per contrastare il rude e l’infuocato attivismo fomentato dal blocco social - comunista. La sua persona era snella, le guance arrossate dal calore dell’allocuzione. Nella conversazione privata aveva un comportamento di pieno ascolto e di persuasione mai perentorio se non nelle questioni di principio. Notavo interesse peraltro anche per il semplice l’interlocutore.
      Gentile fu il cristiano di ogni giorno. Studente universitario e fucino, cronista attento e disponibile. Poco più che ventenne fu dirigente di Azione Cattolica ed esponente della DC; dal 1949 al 1954, consigliere comunale dalle prime elezioni del 1946 sino al 1970 e trovò tempo per studiare, ricercare e scrivere una decina di opere inerenti la sanità e la religiosità. La sua attività di amministratore è tutta da riesumare.
       Allorchè era necessario trasmettere idee e programmi fu solerte e preciso dirigendo di fatto il periodico della DC che recava una testata essenziale chiaramente definitoria: L’Idea Cristiana. Manifestò questa inclinazione collaborando non in modo estemporaneo al nuovo periodico cattolico Comunità Nuova diretto prima da don Mario Squillace ed ora da Mons. Raffaele Facciolo proclamato recentemente Prelato pontificio.
       Nei nostri tempi scempi di eticità e di incerte speranze e carichi di ambiguità e di bisogni occorre ricorrere alla memoria di testimoni operosi, onesti e coraggiosi, di cristiani coerenti e coesi nella fede.
      Tempi irripetibili perché allora i cattolici democratici fruivano di maestri come Scalise, Caporale, Galati, Anile e di giovani ardenti per un cristianesimo vivo come Leonetti, Bova, Gentile ed Altri.
      Tempi da riattualizzare con semi di speranza per alimentare il futuro.
            Ricordiamo l’ammonizione di Alvaro: Ogni uomo è responsabile del suo tempo. E noi?



                               Prof. Cesare Mulè


                                               Presidente Emerito Sindacato Liberi Scrittori


                                                                                           Regione Calabria

















20. L’ESSERE MEDICO DI RAFFAELE GENTILE




di Federico Bonacci 
Catanzaro, Aula Sancti Petri, Secondo Convegno "SALUS", 24 novembre 2012
 

Ho accettato con entusiasmo di aderire al Comitato studi e Ricerche Raffaele Gentile per svariati motivi:
-      Anzitutto mi ha spinto l’amicizia che da sempre mi lega alla famiglia Gentile ed il ricordo personale che ho del dottore: lo rivedo accompagnare a scuola le piccole Maria ed Elisa, lo rammento ancora con cappotto e cartella sottobraccio, girare per Catanzaro in maniera infaticabile con la sua auto,  per assistere gli ammalati ed operare sempre il bene.
-        Poi soprattutto era per me doveroso, come presidente della sezione diocesana dei Medici Cattolici, dare testimonianza a colui che è stato promotore e primo presidente della sezione catanzarese dell’AMCI.
Voglio ricordare alcuni dei professionisti che l’11 febbraio del 1961, ricorrenza liturgica della Beata Vergine di Lourdes, si riunirono presso il Seminario Pontificio S Pio X, per dar vita all’associazione: Raffaele Basso, Stelio Cannistrà, Mario Ferragina, Leone Nardone, Giovanni Talarico, Domenico Teti, Saverio Catalano, Gregorio La Torre, Ugo Puca, Giuseppe Vero, Francesco Pavone, Domenico De Leo, Massimiliano Pregoni, Giulio Cosco, Giuseppe Greco, Francesco Focarelli ed altri ancora.
Appare chiaro che questi sono i medici che, grandi nella Fede come nella scienza, hanno fatto la storia della sanità catanzarese nella seconda metà del secolo scorso; uno tra quelli è oggi fra noi, nonostante le sue condizioni di salute non perfette e  le sue non poche primavere:  è Dino Grani ed invito voi tutti a fargli un applauso, per ringraziarlo della sua testimonianza.
Altri medici hanno seguito le loro orme nell’AMCI, tra i presenti ricordo Eugenio Toraldo, Aldo Giancotti, Franco Frontera ed adesso tocca alla mia generazione dare testimonianza di Fede vissuta nella professione.
-       Una ulteriore motivazione della mia commemorazione di Raffaele Gentile è la condivisione valoriale che lo accomuna a due persone a me care: il fratello di mia madre, Renato Leonetti e mio padre, Attilio Bonacci.
Renato Leonetti, fratello di mia madre, terziario francescano, dirigente dell’Azione Cattolica, fu il primo segretario provinciale e fondatore della Democrazia Cristiana a Catanzaro, insieme con Ernesto e Francesco Pucci e Francesco Bova, nel dicembre 1943, come ricorda Cesare Mulè nel suo libro sulla storia della DC in Calabria.
Raffaele Gentile fu intimo amico di mio zio Renato e fu al suo capezzale quando egli morì nel 1947, stroncato da una setticemia a soli 24 anni.
Il ricordo di mio padre è probabilmente ancora vivo nel ricordo dei politici oggi presenti: gli on.li Mario Tassone, Rosario Chiriano, Nino Gemelli, Cesare Mulè e Franco Cimino, che hanno sempre riconosciuto in lui un amico sincero.
Mio padre, amministratore democristiano nel suo paese, Decollatura, per circa trent’anni, era orgoglioso soprattutto di due cose:
-         di avere la tessera della DC del 1945 e di essere rimasto un democristiano di De Gasperi, senza aderire alle correnti, che minarono successivamente l’unità del partito;
-         di essere un basco verde.
I baschi verdi non erano dei giovani leghisti né tantomeno un corpo speciale dell’esercito USA, ma erano i baschi verdi di Gedda, cioè i trecentomila giovani dell’Azione Cattolica, che Pio XII convocò a Roma nel 1948 e che partirono da tutti i posti d’Italia, anche dalle spedute montagne calabresi, per raggiungere Roma e giurare fedeltà al Papa, fedeltà che si tradusse in impegno sociale e politico per gli anni a seguire.
Analogamente il sentimento religioso non è stato da Raffaele Gentile vissuto in una dimensione intimistica, relegato nella sfera del privato, ma la Fede ha permeato la sua esistenza, non solo improntandone l’agire professionale, ma costituendo la linfa vitale dell’impegno sociale e politico. E’ quindi naturale accostarlo a Luigi Gedda, insigne genetista, presidente dei Giovani di Azione Cattolica, fondatore dell’AMCI e delle altre associazioni del laicato cattolico, gigante della Fede e della vita politica italiana nel secondo dopoguerra; egli fu infatti il fondatore dei Comitati civici, che furono il propulsore della vittoria della Democrazia cristiana nelle elezioni del 18 Aprile 1948.
In Raffaele Gentile lo zelo di apostolo non è andato certamente a svantaggio del suo essere medico, egli ha ricoperto incarichi di vertice per circa 50 anni, in molteplici settori della sanità pubblica e del privato no profit, Ospedale, INPS, Croce Rossa Italiana, Opera Pia in Caritate Christi, con impegno costante ed profondità dottrinale.
In Raffaele Gentile si fondevano sangue friulano e sangue calabrese; credo che tra la gente friulana e la gente calabrese ci sono poche affinità, ma ciò che unisce le due popolazioni è la caparbietà nel perseguire gli obiettivi e questa era certamente una sua dote.
Il suo zelo di apostolo non è andato certamente a svantaggio del suo essere medico, egli perseguiva fortemente ed è riuscito a realizzare i propri obiettivi professionali, ricoprendo, come ci ha ricordato mons. Milito, incarichi di vertice per circa 50 anni, in molteplici settori della sanità pubblica e del privato no profit: Ospedale, I.N.P.S., Croce Rossa Italiana, opera Pia “In  Charitate  Christi”.
L’opera di approfondimento degli scritti del dott. Gentile che compirà il Comitato Sudi e Ricerche sarà certamente importante e ricco di frutti, ma per noi che crediamo nel Verbo incarnato, ha altresì valore la tradizione orale ed io ho compreso appieno la figura del dott. Gentile proprio dalla testimonianza dell’amico Alfredo Mungo.
Nel secondo dopoguerra, in un’epoca in cui la sanità non era alla portata di tutti, Raffaele Gentile, vero Angelo dei malati, svolgeva amorevolmente la sua professione medica nei popolosi quartieri del centro cittadino, pronto ad accorrere ad ogni chiamata, a qualsiasi ora ed in qualunque circostanza, senza nulla pretendere in cambio, ricordando in questo il Santo medico Giuseppe Moscati, cui la sezione AMCI di Catanzaro è dedicata.
Questa secondo me è la grandezza di Raffaele Gentile: quando gli altri si rifiutavano, quando il caso era difficile, quando il paziente non aveva possibilità di ricompensare il medico, egli prestava la sua opera ed assistenza e per questo ancora tanti catanzaresi di tutte le estrazioni sociali lo ricordano con affetto.
E voglio chiudere con una frase pronunciata da Luigi Gedda in uno dei Congressi dei medici cattolici:
“Noi vogliamo una medicina tesa verso tutti i progressi scientifici e sociali, ma imbevuta di quei principi cristiani che soltanto possono dare significato e fecondità ai progressi tecnici, dottrinali, professionali.  Noi vogliamo il medicus biologicus e il medicus humanus, ma soprattutto il medicus christianus.”
 Il dott. Raffaele Gentile nella sua vita ha realizzato l’ideale del medicus christianus

                                                                                  Dott. Federico Bonacci
                                               Presidente Sezione Associazione Medici Cattolici Italiani
                                                                                              Catanzaro